E’ pur vero che tra le danze vi sono alcune importanti somiglianze:

– I piedi danno il ritmo, rappresentano uno strumento di percussione .

– I passi sono nervosi e complicati ma le braccia si muovono con molta eleganza, e sottolineano l’importanza del dialogo tra i due danzatori, i quali alternano momenti di perfetta sincronia, ad altri in cui danzano individualmente.

Un tempo ristretto nella zona dell’ Andalusia, oggi il flamenco fa parte della cultura e della tradizione musicale della Spagna intera, anche se resta confinato, oltre che nelle zone di origine (Spagna meridionale) solo nelle grandi città del resto della Spagna. Al nord, in Catalogna, viene spesso guardato con disprezzo, come sottocultura popolare.  Quel che è certo è che questa nobile arte, che sa essere allegra e solare, ma anche passionale o romantica e malinconica, nasce dalla seduttiva mescolanza delle culture mediterranee tradizionali e da dure condizioni di vita, come l’emarginazione ma anche come la dolorosa consapevolezza dell’esistenza: per questo risulta difficile oggi comprenderla fino in fondo e conserva intatto un indiscutibile fascino.

I primi cenni di quest’arte vengono fatti risalire al XVIII secolo, periodo in cui questa danza rappresenta la purezza del sentimento e della passione, legati ad uno stile di vita estremamente libero : nasce infatti come canto senza musica, che si aggiungerà solo in seguito. Verso la metà dell’Ottocento infatti il musicista gitano El Fillo porta alla ribalta il Flamenco cantando e musicando le gesta dell’eroico torero Paquito. Nasce così l’epoca d’oro del Flamenco, che si amplia, fino a contenere – a tutt’oggi – ben 40 ritmi diversi. Da allora i gitani iniziarono ad esibirsi nei locali di tutta la Spagna . All’inizio del Novecento, il Flamenco approda finalmente anche a teatro e viene esportato in tutto il mondo.